Grotta dell’Addaura
A pochi passi da una delle spiagge più amate della Sicilia, custodito tra le rocce del Monte Pellegrino, si nasconde uno dei tesori più preziosi della preistoria europea. Le Grotte dell’Addaura si aprono sul versante settentrionale del monte, a circa settanta metri sul livello del mare, a sud-est della borgata marinara di Mondello — un luogo che lega per sempre la bellezza balneare di oggi al più antico insediamento umano mai individuato nel Golfo.
Mentre sotto si stende il blu del Tirreno e poco più in là si apre la Riserva di Capo Gallo, quassù la roccia conserva i segni lasciati da cacciatori vissuti oltre quattordicimila anni fa. È una delle tappe più sorprendenti tra le cose da vedere a Mondello: un viaggio non solo nello spazio, ma nel tempo profondo.
Quattro grotte, un unico complesso archeologico
Quello dell’Addaura non è un sito unico, ma un complesso di quattro cavità principali, ciascuna con una propria identità:
- Addaura 1 (o Perciata) — la più ampia in assoluto, riconoscibile anche da lontano.
- Addaura 2 (o Caprara) — ricca di reperti faunistici e fenomeni carsici.
- Addaura 3 (o Grotta delle Incisioni) — la più celebre, scrigno dei graffiti paleolitici.
- Grotta dei Bovidi (o Antro Nero) — decorata con figure di animali selvatici.
Alcune di queste cavità hanno restituito strumenti in selce e quarzite usati per la caccia e ossa fossili della fauna pleistocenica, tra cui resti di elefanti nani e ippopotami. Ma sono l’Antro Nero e soprattutto l’Addaura III a custodire ciò che ha reso questo luogo famoso nel mondo: le incisioni rupestri, databili tra i 14.000 e i 20.000 anni fa.
Gli “Acrobati” dell’Addaura: il capolavoro del Paleolitico
Nell’Antro Nero la pietra racconta un bestiario selvatico fatto di bovini, cervi e cavalli. Ma è la Grotta dell’Addaura III a regalare quella che gli studiosi considerano la più alta testimonianza di arte parietale del Paleolitico Superiore in Italia.
Sulla parete di fondo e su quella di sinistra si dispongono undici figure umane e una animale, raccolte in due composizioni. Le figure maschili sono nude, dalla muscolatura potente ma prive di mani e piedi; molte hanno il capo coperto da una maschera a becco d’uccello. Al centro, due personaggi dal corpo più snello e dalla posa enigmatica costituiscono il fulcro della scena: sembrano colti in un volteggio aereo, o forse distesi a terra.
L’incisività e il realismo di queste figure hanno alimentato per decenni le interpretazioni più diverse:
- un rito di iniziazione;
- una cerimonia per la fecondità;
- una gara acrobatica (da cui il nome popolare di “Acrobati”);
- un sacrificio umano, ipotizzato per la posa che ricorda quella degli “incaprettati”;
- una pratica sciamanica, secondo la lettura della paleontologa Maria Laura Leone, che vede nelle figure danzanti uno sciamano e, al centro, il “prescelto”.
Non manca la presenza femminile: una figura immobile assiste alla scena, mentre in una seconda composizione compare una donna in stato di gravidanza che porta un sacco sulle spalle, accanto a un grande daino in corsa. In basso, animali appena accennati: una cavalla con il puledro, un cavallo senza testa, un cerbiatto in corsa.
La scoperta: un aneddoto lungo un secolo
L’interesse per le grotte nasce già nella seconda metà dell’Ottocento, quando nella Grotta Caprara emergono ossa di cervo, cavallo e bue, armi in selce e resti di elefante. Le ricerche sistematiche arrivano nel 1946, condotte dalla soprintendente Jole Bovio Marconi con la collaborazione del professor Bernabò Brea.
Il colpo di scena è del 1952: la Grotta dell’Addaura III, fino a quel momento usata come semplice deposito per gli attrezzi da scavo, rivela all’improvviso le incisioni rupestri. Da quel momento il sito entra nella storia dell’archeologia mondiale; gli scavi del 1956 definiranno il periodo di frequentazione, dal Paleolitico Superiore al Mesolitico.
Dove sono oggi i reperti
Gran parte degli oggetti rinvenuti — vasellame, frammenti ceramici, ossa fossilizzate — è conservata presso il Museo Archeologico Regionale “Antonio Salinas” di Palermo, mentre i resti del celebre elefante nano sono esposti al Museo di Paleontologia e Geologia “Gaetano Giorgio Gemmellaro”. Una visita ai due musei è il modo migliore per completare il racconto dell’Addaura.
Si possono visitare le Grotte dell’Addaura?
Una nota importante: le grotte non sono attualmente visitabili. Le visite sono state sospese il 31 ottobre 1997, dopo il distacco di alcuni blocchi di roccia dalla falesia soprastante. Il problema non riguarda i graffiti né l’interno della cavità, ma la messa in sicurezza del sentiero di accesso contro il rischio di caduta massi.
Resta comunque uno dei luoghi simbolo del territorio: lo si può ammirare dall’esterno e comprenderne il valore attraverso i musei cittadini. Per organizzare lo spostamento è utile la sezione Trasporti del portale; per vivere il mare di questo tratto di costa restano lo snorkeling e le escursioni descritti tra i servizi di Mondello.
Perché l’Addaura racconta l’anima di Mondello
Le Grotte dell’Addaura sono molto più di un sito archeologico: sono la prova che questo angolo di Sicilia affascina l’uomo da almeno ventimila anni. Lo stesso Monte Pellegrino che oggi protegge la baia fu, in tempi remoti, casa e santuario di chi qui cacciava, pescava e incideva i propri riti sulla pietra. Raccontare l’Addaura significa custodire la memoria più antica della borgata.
Fonte: dati storici e archeologici tratti dalla scheda “Grotta dell’Addaura – Mondello (PA)” a cura di Elvira Visciola, pubblicata su Preistoria in Italia — testo qui interamente riformulato.
