Il 23 luglio 2025 il Sindaco di Palermo ha firmato un’ordinanza che impone il divieto temporaneo di balneazione in due specifiche aree del golfo di Mondello: la zona dello sbocco “Ferro di Cavallo – Locamare” e la spiaggia libera. La decisione arriva a seguito dei prelievi effettuati dal Laboratorio di Sanità Pubblica dell’ASP, che hanno riscontrato valori di Enterococchi superiori ai limiti di legge, a tutela della salute pubblica.
L’ordinanza impone l’apposizione di cartelli di avviso nei punti identificati dalle coordinate GPS e dispone la sorveglianza da parte della Polizia Municipale, in attesa di nuovi prelievi che attestino il ritorno alla normalità.
Ma cosa si cela dietro questo nuovo allarme? E soprattutto: il famigerato canale “Ferro di Cavallo” ha davvero un ruolo in tutto ciò?
Il Ferro di Cavallo: una struttura ormai in disuso?
Già nel 2021, a seguito di un simile episodio, l’AMAP aveva escluso con fermezza la responsabilità del canale “Ferro di Cavallo” per l’inquinamento della zona sud-orientale del golfo. L’ente precisò che lo sbocco a mare in corrispondenza del Circolo Lauria è da tempo completamente ostruito dai sedimenti, di fatto tombato, rendendo inverosimile qualsiasi flusso inquinante proveniente da lì.
L’unico sbocco ancora funzionale del canale si trova all’estremità opposta del golfo, nei pressi della Capitaneria di Porto in via Piano Gallo, ed è regolato da una paratoia chiusa, oggetto di recenti interventi di manutenzione. Proprio quella zona, secondo i rilievi dell’ASP nel 2021, risultava completamente pulita e priva di contaminazioni.
Va inoltre ricordato che il progetto di disostruzione del Ferro di Cavallo è stato già avviato dalla Struttura Commissariale Regionale contro il dissesto idrogeologico, che ha affidato gli studi preliminari per la caratterizzazione dei sedimenti.

Il mistero dell’inquinamento localizzato
È lecito domandarsi – come già accadde in passato – perché le analisi individuino sempre le stesse zone a sud-est del golfo, e non altre. Il dubbio legittimo è che le cause siano da ricercare altrove, e non nel canale ormai inerte. Possibili scarichi abusivi, sversamenti temporanei, o fenomeni localizzati potrebbero essere all’origine dell’inquinamento.
A questo si aggiunge un fenomeno tanto noto quanto ignorato: le grosse imbarcazioni ancorate in rada, spesso in maniera illegale e fuori da qualsiasi controllo, durante la notte scaricano le proprie sentine direttamente in mare. È così che a chi nuota la mattina può capitare di imbattersi in vere e proprie “spiacevoli sorprese”: sì, gli stronzi galleggiano — e non è solo un modo di dire.
La trasparenza è fondamentale
La cittadinanza ha il diritto di sapere cosa accade nelle acque in cui fa il bagno. Per questo è importante che le autorità locali forniscano dati chiari, puntuali e non fuorvianti. Evitare allarmismi e al tempo stesso non sottovalutare il problema è un dovere istituzionale.
La speranza è che questa nuova chiusura non sia solo l’ennesimo episodio di una storia irrisolta, ma il punto di partenza per una vera indagine sulle cause e per una soluzione definitiva che restituisca sicurezza e serenità a chi vive e ama il mare di Mondello.
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