C’è una parola che oggi descrive meglio di qualsiasi altra la situazione che sta vivendo Mondello.
IRRESPONSABILI.
È difficile trovare un termine diverso osservando ciò che è accaduto nell’ultimo anno intorno alla gestione della spiaggia più famosa della Sicilia.
Dodici mesi trascorsi tra ricorsi amministrativi, sentenze, conferenze stampa, comunicati, accuse reciproche, programmi, controprogrammi, ritardi, giustificazioni e continui scarichi di responsabilità.
Nel frattempo il tempo è passato.
È arrivata l’estate.
Sono arrivati i turisti.
Sono arrivati migliaia di palermitani.
E Mondello, ancora una volta, si è fatta trovare impreparata.
L’articolo pubblicato oggi da la Repubblica Palermo racconta una realtà che purtroppo non ha bisogno di essere spiegata. Basta passeggiare sulla spiaggia per rendersene conto.
Lidi ancora incompleti.
Capanne non montate.
Abbonamenti che ancora non esistono.
Personale insufficiente.
Bagnini difficili da reperire.
Lavori ancora in corso mentre la stagione è ormai iniziata.
Una parte consistente dell’arenile lasciata senza un’organizzazione adeguata.
Ma il problema non è soltanto questo.
Il problema è la fotografia complessiva della borgata.
Sporcizia.
Traffico paralizzato.
Parcheggi senza controllo.
Microcriminalità e furti.
Musica ad alto volume fino a tarda notte.
Microcar che sfrecciano.
Confusione.
Degrado urbano.
Assenza di una vera regia istituzionale.
E allora la domanda nasce spontanea.
Dov’è il Comune di Palermo?
Dov’è la Regione Siciliana?
Dov’è la Capitaneria di Porto?
Dov’è la Settima Circoscrizione?
Dov’è il coordinamento tra tutte le istituzioni che hanno competenze su Mondello?
Perché qui non si tratta di individuare un solo responsabile.
Qui sembra che tutti abbiano una parte di responsabilità e che, proprio per questo, alla fine nessuno risponda realmente di ciò che accade.
Ed è forse questa la cosa più grave.
Il paradiso e l’inferno nello stesso luogo
C’è poi un’immagine che colpisce più di ogni altra.
Basta alzare lo sguardo.
Nel golfo si vedono yacht, catamarani e imbarcazioni di lusso provenienti da tutto il Mediterraneo. Turisti internazionali scelgono Mondello come meta esclusiva, attratti da uno dei paesaggi più belli d’Europa.
Poi basta voltarsi verso la spiaggia e la borgata.
Caos.
Disordine.
Rifiuti.
Traffico.
Confusione.
Mancanza di regole.
È un contrasto che stride.
Uno scenario che sembra mettere insieme il paradiso e l’inferno nello stesso luogo.
Un vero ossimoro urbano.
Da una parte uno dei golfi più belli del Mediterraneo, capace di attrarre un turismo internazionale di qualità.
Dall’altra una borgata che troppo spesso appare abbandonata a sé stessa, senza quella cura, quell’ordine e quella visione che un luogo così prestigioso meriterebbe.
Ed è questo il paradosso di Mondello.
Una bellezza straordinaria che continua a sopravvivere non grazie all’organizzazione del territorio, ma nonostante essa.
Mondello merita una governance
Mondello non può continuare ad affrontare ogni stagione balneare come se fosse un’emergenza.
Servono programmazione.
Servono decisioni tempestive.
Serve una cabina di regia permanente tra Comune, Regione, Capitaneria di Porto, RAP, Forze dell’Ordine, concessionari e operatori economici.
Serve una strategia condivisa che guardi non soltanto ai tre mesi estivi, ma ai prossimi dieci anni.
Perché Mondello non è soltanto una spiaggia.
È uno dei principali brand turistici della Sicilia.
È una porta sul Mediterraneo.
È un patrimonio economico, ambientale, sportivo e culturale.
Noi continueremo a raccontare Mondello
Noi di I Love Mondello continueremo a valorizzare ciò che funziona.
Continueremo a raccontare le persone che fanno grande questa borgata, gli eventi sportivi, le iniziative culturali, il mare, la vela, il windsurf, il canottaggio, il nuoto, la solidarietà e tutte quelle eccellenze che rendono Mondello unica.
Ma continueremo anche a denunciare ciò che non va.
Perché amare davvero un luogo significa anche avere il coraggio di dire quando le cose non funzionano.
E oggi è impossibile far finta di niente.
Mondello merita molto di più.
Non servono altri ricorsi.
Non servono altre polemiche.
Non servono altri scaricabarile.
Serve una sola cosa.


