I soliti “nemici ’ra cuntintizza”

Mondello, due giochi e un taglio del nastro

Ieri a Mondello si è inaugurato in pompa magna il cosiddetto “Parco Inclusivo” di via Palinuro. Un evento celebrato con tanto di Sindaco Lagalla, assessori, consiglieri, dirigenti scolastici e rappresentanti privati. Una cerimonia ufficiale, con discorsi solenni sul valore dell’inclusione, della coesione sociale e della città accogliente.

Peccato che, dietro la retorica, la realtà sia un’altra: il “parco inclusivo” si riduce a due giochi – un’altalena e uno scivolo. Tutto qui.
E allora la domanda è legittima: per inaugurare due giochi serviva davvero scomodare l’intera parata istituzionale?


Inclusione o presa in giro?

Se questo si chiama parco giochi inclusivo, ci sentiamo presi in giro. Non certo per il principio – giustissimo – dell’inclusione, ma per la distanza siderale tra le parole altisonanti e la realtà di uno spazio povero, minuscolo, insufficiente.
Eppure, nei comunicati ufficiali, si parla di un “passo importante verso una Palermo più accessibile e sostenibile”.

Il risultato, però, stride con la condizione reale della borgata:

  • un’estate da incubo, la terza consecutiva sotto la stessa Amministrazione, tra traffico ingestibile, caos, sporcizia e rumore;
  • servizi carenti e totale disorganizzazione;
  • nessuna visione complessiva per il futuro di Mondello.

E in questo contesto, l’inaugurazione di due giochi viene raccontata come fosse una rivoluzione.


Nemici della “cuntintizza”

Lo sappiamo: per qualcuno siamo i soliti “nemici ’ra cuntintizza”, quelli che rovinano la festa con le critiche. Ma la verità è che non si tratta di pessimismo, bensì di realismo. Perché dietro il taglio del nastro e i sorrisi di rito, Mondello continua a vivere problemi ben più seri e strutturali, che nessuno affronta con coraggio.

Un’altalena e uno scivolo non bastano a cambiare la vita di una borgata marinara dimenticata dalla politica per dieci mesi l’anno, e ricordata solo quando serve mettere in scena qualche passerella istituzionale.


Una domanda aperta

La vera domanda resta: vogliamo davvero accontentarci di briciole di felicità confezionate in cerimonie di facciata, oppure pretendiamo un piano serio per la vivibilità, la mobilità, il decoro e la sicurezza di Mondello?

Fino ad allora, sì, saremo pure i soliti nemici ’ra cuntintizza.
Ma almeno non saremo complici di questa grande illusione.

I Love Mondello

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