Dalla vicenda della spiaggia al degrado, dal traffico alla nuova Piazza di Mondello: mentre l’estate 2026 non è ancora finita, resta una domanda sempre più difficile da evitare. Qual è il progetto della città per uno dei suoi luoghi più preziosi?
Ci sono stagioni che si ricordano per il mare, per gli eventi, per le serate trascorse all’aperto e per quella straordinaria capacità che ha Mondello di far dimenticare, almeno per qualche ora, di trovarsi dentro una grande città.
E poi ci sono stagioni che rischiano di essere ricordate per tutt’altro.
L’estate 2026 non è ancora terminata, ma per Mondello il bilancio provvisorio è difficile da considerare positivo.
La tormentata vicenda della spiaggia e della concessione, i ritardi nell’avvio della stagione, la sporcizia, il traffico, la sosta selvaggia, la confusione, la carenza di controlli, i problemi di sicurezza e una borgata sottoposta quotidianamente ad una pressione enorme.
Adesso, a questo elenco, si aggiunge un’altra questione destinata inevitabilmente a far discutere: la nuova Piazza di Mondello.
E guardandola mentre i lavori sono ancora in corso viene spontanea una domanda:
era davvero questa la piazza che volevamo per Mondello?
Una piazza di mare deve prima di tutto raccontare il mare
Una piazza non è semplicemente una superficie da pavimentare.
È uno spazio sociale.
Deve essere progettata osservando le persone che la vivono, le attività che vi si affacciano, il clima, la storia e soprattutto l’identità del luogo.
E Piazza Mondello non è una piazza qualsiasi.
Siamo nel cuore di una borgata marinara.
A pochi metri ci sono il porticciolo, le barche dei pescatori, Monte Gallo e il mare.
Qui materiali, colori, verde, arredi, illuminazione e spazi di sosta dovrebbero concorrere a trasmettere una sensazione precisa: accoglienza, mediterraneità, freschezza, bellezza.
Guardando l’intervento in corso, almeno nella configurazione oggi visibile, questa sensazione appare difficile da ritrovare.
Al suo posto emergono grandi superfici minerali, gradoni, barriere, dislivelli e un’impostazione architettonica che appare molto più rigida rispetto all’immagine tradizionale della piazza.
Il risultato, almeno per quello che oggi possiamo osservare, rischia di essere uno spazio freddo e poco mediterraneo.
Naturalmente un giudizio definitivo dovrà essere espresso quando l’opera sarà completamente terminata.
Ma proprio perché i lavori sono ancora in corso è questo il momento per porre le domande.
Ma a cosa servono quei gradoni?
L’elemento che suscita maggiori interrogativi è evidente anche nella fotografia: la sequenza di grandi gradoni realizzata davanti ad alcuni degli esercizi commerciali della piazza.
Qual è la loro funzione?
Sono sedute?
Sono elementi architettonici?
Rispondono a necessità tecniche legate alle quote della piazza?
Fanno parte di una precisa scelta urbanistica?
E soprattutto: come si integreranno con la normale fruizione commerciale e pedonale dello spazio?
Sono domande alle quali sarebbe interessante che progettisti e Amministrazione comunale rispondessero pubblicamente.
Perché proprio in quella parte della piazza insistono attività storiche come l’Antico Chiosco e l’esercizio che ha sostituito il vecchio Renato Bar.
In passato gli spazi antistanti venivano utilizzati con tavolini, sedie, ombrelloni e fioriere.
Non erano soltanto spazi commerciali.
Contribuivano, nel bene e nel male, a costruire l’immagine della piazza.
Tavolini, ombrelloni e fiori facevano parte del paesaggio
Ricordiamoci com’era quella parte di Mondello.
Tavolini all’aperto.
Grandi ombrelloni.
Fioriere.
Persone sedute davanti ad un gelato o ad un caffè.
Famiglie.
Turisti.
Colori.
La piazza aveva inevitabilmente i suoi problemi e certamente poteva essere migliorata, ma conservava una dimensione umana e informale tipica delle località di mare.
Ricordava quelle piccole piazze mediterranee nelle quali pubblico e privato, quando opportunamente regolamentati, contribuiscono insieme alla qualità dello spazio urbano.
La presenza delle attività commerciali non deve naturalmente trasformarsi nell’occupazione indiscriminata dello spazio pubblico.
Servono regole, uniformità, eleganza e controllo.
Ma eliminarne completamente la relazione con la piazza sarebbe l’errore opposto.
La domanda, quindi, non dovrebbe essere “tavolini sì o tavolini no”.
Dovrebbe essere:
come possiamo utilizzare le attività commerciali per rendere Piazza Mondello più bella, ordinata e accogliente?
Perché alcuni spazi sembrano utilizzabili e altri no?
C’è poi un’altra questione che merita un chiarimento.
Sul lato della piazza che va indicativamente da Tata Blue verso La Fuente, gli esercizi hanno storicamente utilizzato spazi esterni con tavoli, sedute e strutture.
Sul fronte opposto, invece, la presenza dei nuovi gradoni sembra rendere molto più complicato un utilizzo analogo.
È stata una scelta progettuale?
Sono previste soluzioni alternative?
Le attività potranno utilizzare altri spazi?
Sono state coinvolte nella progettazione?
Quali saranno le regole per le concessioni di suolo pubblico nella nuova piazza?
Non abbiamo elementi per affermare che qualcuno abbia voluto favorire o penalizzare specifiche attività commerciali.
Sarebbe scorretto sostenerlo senza prove.
Ma proprio per evitare qualsiasi sospetto è necessario che il Comune spieghi chiaramente il progetto e il futuro utilizzo degli spazi.
La trasparenza serve anche a questo.
E il verde?
C’è poi una questione ancora più importante.
Dove sono gli alberi? Dove sono le fioriere? Dove sono le zone d’ombra?
Mondello vive una parte importante della propria stagione nei mesi più caldi dell’anno.
Progettare uno spazio pubblico contemporaneo significa anche affrontare il problema delle temperature, dell’ombreggiamento e del comfort urbano.
Una piazza prevalentemente minerale, sotto il sole siciliano, rischia di diventare poco utilizzabile proprio nelle ore nelle quali dovrebbe essere maggiormente vissuta.
Per questo sarebbe importante conoscere quale sarà la sistemazione definitiva del verde urbano, delle zone d’ombra e degli arredi.
Una piazza mediterranea dovrebbe avere verde, essenze adatte al clima marino, fiori, sedute e ombra.
Non per ragioni puramente estetiche.
Perché il verde è infrastruttura urbana.
E le panchine?
Una borgata marinara ha bisogno anche di luoghi nei quali semplicemente fermarsi.
Non necessariamente per consumare qualcosa.
Sedersi.
Guardare il mare.
Parlare.
Aspettare qualcuno.
Far riposare una persona anziana.
Una piazza pubblica deve appartenere anche a chi non entra in un ristorante o in un bar.
Per questo le sedute pubbliche sono fondamentali.
Se i gradoni sono stati pensati proprio come grandi sedute collettive, sarebbe utile comprenderne la funzionalità, l’accessibilità e il comfort, soprattutto per anziani e persone con difficoltà motorie.
Perché una cosa è disegnare una piazza sulla carta.
Un’altra è viverla ogni giorno.
Il problema non è soltanto la Piazza
Ma sarebbe sbagliato isolare questa vicenda dal resto.
La nuova Piazza arriva al termine di mesi difficilissimi per Mondello.
Abbiamo raccontato la vicenda della Italo Belga, l’incertezza sulla gestione della spiaggia e una stagione partita tra ritardi e polemiche.
Abbiamo raccontato il problema della sporcizia.
Abbiamo denunciato il traffico e la necessità di ragionare finalmente su una ZTL estesa.
Abbiamo parlato della confusione notturna, delle microcar, della musica ad altissimo volume e della necessità di maggiori controlli.
Abbiamo chiesto più attenzione al decoro.
E adesso discutiamo persino dell’identità architettonica della piazza principale della borgata.
Presi singolarmente possono sembrare problemi diversi.
Messi insieme raccontano invece un problema politico molto più grande: l’assenza di una visione complessiva per Mondello.
Comune e Regione: qual è il progetto per Mondello?
Ed è questo il punto sul quale I Love Mondello vuole continuare ad insistere.
Non basta intervenire.
Bisogna sapere dove si vuole arrivare.
Qual è la Mondello che immaginiamo tra dieci anni?
Una località balneare utilizzata intensamente per tre mesi e poi dimenticata?
Oppure una borgata mediterranea contemporanea, ordinata, pedonale, verde, accessibile, elegante, capace di attrarre turismo di qualità e contemporaneamente garantire una buona qualità della vita ai residenti?
Negli ultimi anni è difficile riconoscere una strategia unitaria da parte del governo cittadino, mentre anche la Regione Siciliana, per le proprie competenze, ha mostrato troppe incertezze su questioni decisive per il futuro del litorale.
Mondello non può continuare a vivere di interventi separati, emergenze estive e competenze frammentate.
E le associazioni?
Anche il mondo associativo dovrebbe tornare ad avere un ruolo.
Mondello dispone di associazioni, comitati, circoli sportivi, operatori economici, professionisti e semplici cittadini che conoscono profondamente questo territorio.
Dove sono?
Possibile che su trasformazioni così importanti non si riesca a costruire un confronto pubblico permanente?
Le associazioni non possono esistere soltanto per commentare ciò che è già accaduto.
Devono contribuire a costruire ciò che deve ancora accadere.
L’estate non è ancora finita. Diteci cosa ne pensate
Forse il 2025 e il 2026 saranno ricordati come due degli anni più difficili della storia recente di Mondello.
Speriamo di sbagliarci.
E speriamo soprattutto che, una volta eliminato il cantiere e completata l’opera, Piazza Mondello riesca a sorprenderci positivamente.
Ma oggi le perplessità esistono e sarebbe sbagliato nasconderle.
Per questo, mentre la stagione estiva non è ancora terminata, vogliamo chiedere direttamente a residenti, villeggianti, commercianti, sportivi, turisti e a tutti quelli che amano questa borgata:
Come giudicate la nuova Piazza di Mondello?
Vi piace?
La trovate adatta ad una borgata marinara?
Cosa pensate dei gradoni?
Vorreste più verde, alberi, fioriere, ombra e panchine?
Come giudicate complessivamente questa estate 2026 a Mondello?
E soprattutto:
se poteste decidere voi, cosa cambiereste per la prossima stagione?
Scrivetelo nei commenti.
Perché I Love Mondello nasce anche per questo: raccontare ciò che accade, valorizzare ciò che funziona, denunciare quello che non funziona e soprattutto provare a costruire una discussione seria sul futuro della borgata.
L’estate non è ancora finita.
Ma sarebbe già ora di cominciare a pensare alla prossima.
Perché Mondello non ha bisogno dell’ennesima stagione da rincorrere. Ha bisogno finalmente di un progetto.


