Tante stagioni balneari sono passate sotto gli ombrelloni di Mondello. Un tempo, prima ancora del modello attuale dei lidi con file ordinate di sdraio e ombrelloni, c’erano solo le cabine, affittate per l’intera stagione da gruppi familiari e di amici. Era un microcosmo sociale a sé: ogni fila di cabine formava veri e propri cortili balneari, piazze di sabbia dove si organizzavano partite di pallone (con inevitabili litigi tra vicini per “occupazione abusiva” degli spazi), tornei di carte serali alla luce delle torce, cene improvvisate con frigo portatili al seguito.
Dati e costi delle cabine: il 2015 come fotografia
Per capire il peso economico e sociale di quel modello, basta guardare ai numeri della stagione 2015. Nel primo giorno di apertura delle prenotazioni vennero siglati 85 abbonamenti di cabine su un totale di 783. Per gli spogliatoi in muratura dell’antico stabilimento balneare in stile liberty, furono confermati 61 su 90 posti disponibili. I prezzi per tre mesi di stagione (dal 16 giugno al 15 settembre) variavano da 1.650 euro a 2.250 euro, con le tariffe più basse riservate alle cabine più vicine al centro di Mondello paese. Un listino che rifletteva sia la posizione sia il prestigio della struttura, e che sanciva la cabina come status symbol e “bene stagionale” per famiglie e gruppi storici.
D’estate a Mondello si andava a villeggiare: la cabina diventava la seconda casa, luogo di amori estivi (“s’ingrizzava”, come si diceva in dialetto) e di amicizie che duravano una stagione o una vita.
Il problema degli accessi e la sicurezza: un vecchio fantasma
Già allora, uno dei problemi principali era garantire la sicurezza di clienti e strutture. Non di rado si verificavano furti ai danni degli affittuari: portafogli svuotati, attrezzature sparite, vestiti rubati dalle cabine. La società Italo-Belga, storica concessionaria del litorale, ha sempre dovuto fare i conti con questo aspetto, investendo risorse per presidiare gli spazi.
Il tramonto delle cabine e la rivoluzione della vista mare
Con il tempo, le cabine hanno fatto il loro corso. Il movimento “No cabine” — che denunciava l’effetto “muro” sulla vista del mare e della costa — prese piede, e con ragione. Quelle strutture impedivano a chi arrivava dalla città di godere dello spettacolo naturale della baia. Il cambio di modello verso il lido aperto con ombrelloni e sdraio fu una piccola rivoluzione: visibilità, aria più aperta, un assetto più contemporaneo.

Ma il problema sicurezza non è mai sparito.
Tornelli, recinzioni e “portoghesi”
Oggi, la questione si ripropone in forme nuove: barriere, recinzioni e tornelli per proteggere gli spazi dai cosiddetti “portoghesi”, ovvero coloro che, senza pagare, utilizzano i servizi dei lidi — docce, lettini, ombrelloni — a “scrocco”. Una sfida complessa, perché controllare e presidiare un’area così vasta per l’intera giornata è difficile. E i furti non sono spariti: anche oggi borse e oggetti personali spariscono, soprattutto nei periodi di massima affluenza.
Il caso attuale: la vicenda raccontata da Repubblica
Come ha riportato Repubblica Palermo nell’articolo di Claudia Brunetto dell’11 agosto 2025, la Capitaneria e la Guardia di Finanza hanno recentemente ispezionato il litorale, segnalando e documentando i varchi di accesso libero alla spiaggia. La società Italo-Belga ha installato nuovi cartelli per indicare questi varchi, dichiarando che chiunque può raggiungere la battigia passando dai tornelli se i varchi liberi sono lontani o scomodi.
L’amministratore delegato Antonio Gristina ha precisato:
«I tornelli non sono digitali, c’è sempre il nostro personale. Chi vuole andare in battigia passa. Il problema è chi poi usa i nostri servizi senza pagare. Le recinzioni ci costano molto, ma senza ne avremmo molti più furti. Servono a tutela dei bagnanti».
La Guardia di Finanza sta preparando una relazione per il demanio marittimo per chiarire se questi sistemi di “filtraggio” siano legittimi. Al momento non ci sono sanzioni, ma si parla di un possibile “alleggerimento” delle barriere.
Il nodo della governance: Mondello come un’orchestra
La verità è che non si può addossare alla sola Italo-Belga la responsabilità del caos gestionale di Mondello. La stagione balneare dovrebbe funzionare come un’orchestra con un unico “maestro” che coordini trasporti, pulizia, traffico, parcheggi, ZTL, gestione del commercio e delle manifestazioni, sicurezza e controllo del territorio.
Senza un organismo di regia, ognuno suona la propria musica: il Comune si dimostra impreparato, i privati cercano di proteggersi, i bagnanti si arrangiano. E il risultato è disordine, scontento e degrado.
Prezzi, accessibilità e piena occupazione
Parte della soluzione passa anche da una mediazione sulle tariffe: l’obiettivo dovrebbe essere la piena occupazione di lettini e ombrelloni, mantenendo però prezzi accessibili per famiglie sempre più in difficoltà. Prezzi fuori mercato spingono la gente verso la spiaggia libera, con conseguente sovraffollamento e tensioni.
Una borgata da ripensare
Mondello è di tutti, ma non per tutti nello stesso momento. Se non si trova un equilibrio tra tutela, accessibilità e qualità dell’offerta, si continuerà a oscillare tra due estremi: cartoline da sogno in bassa stagione e caos ingestibile in alta stagione.
La società Italo-Belga è parte della storia di Mondello, ma oggi è anche vittima di una disorganizzazione sistemica che parte dall’Amministrazione comunale. Pulizia assente, gestione del traffico inesistente, abusivismo dilagante, sicurezza insufficiente: per la terza stagione consecutiva nulla è stato risolto.
Mondello va ripensata da zero. E il tempo per farlo è adesso.










