Monte Pellegrino: il promontorio abbandonato che merita una rinascita

Goethe lo definì “il promontorio più bello del mondo”. Eppure oggi, Monte Pellegrino, il gigante verde che sovrasta Mondello, l’Addaura e il Parco della Favorita, è diventato simbolo di abbandono, incuria e degrado.

L’articolo pubblicato oggi su Repubblica Palermo (“Sterpaglia e rifiuti: Monte Pellegrino ad alto rischio roghi”, di Paola Pottino) ci riporta una realtà preoccupante, anzi sconfortante. Una montagna ferita dagli incendi, devastata dalla siccità e resa vulnerabile dall’assenza di interventi strutturali seri. Una montagna che, da anni, ha visto chiudere la sua iconica strada panoramica, impedendo a cittadini e turisti di ammirare dall’alto il golfo di Mondello, proprio a causa del pericolo di frane e della mancanza di sicurezza.

Una riserva che collega tre ecosistemi

Monte Pellegrino non è solo un promontorio. È una riserva naturale regionale orientata, un luogo sacro, storico e paesaggistico. Collega idealmente e fisicamente Mondello, Addaura e il Parco della Favorita, rappresentando un unicum ambientale nella cintura verde di Palermo.

Qui convivono:

  • una delle più importanti biodiversità della Sicilia occidentale,
  • grotte preistoriche con incisioni rupestri uniche al mondo (come quelle dell’Addaura),
  • percorsi naturalistici e forestali trascurati,
  • un potenziale turistico ed ecologico enorme, mai realmente valorizzato.

Ma oggi regna l’incuria

Le testimonianze raccolte da Repubblica sono drammaticamente chiare:

  • tronchi bruciati non rimossi, che alimentano il rischio incendi;
  • sterpaglie e rifiuti che soffocano il paesaggio e creano “esche perfette per il fuoco”;
  • discariche improvvisate lungo la strada chiusa;
  • mancanza di operatori e manutenzione, nonostante promesse e riunioni tra enti.

Come ricordano gli esperti e i residenti, ogni estate il rischio di una tragedia aumenta. E la montagna, da risorsa, si trasforma in minaccia.

Dove sono Regione, Rangers, Comune?

È lecito chiedersi chi ha la responsabilità della gestione e della vigilanza. A che punto sono gli interventi di messa in sicurezza promessi entro il 2027? Qual è il piano antincendio della stagione estiva? Perché nessuno valorizza questo patrimonio nel segno della rigenerazione e della tutela ambientale?

Il degrado ambientale non è solo una questione estetica o turistica: è una questione di sicurezza pubblica, di salute ecologica, di identità territoriale.


🌱 Proposte concrete per rinascere

Per risollevare Monte Pellegrino servono progetti innovativi e sostenibili. Non bastano le promesse di “pulizia straordinaria” a luglio. Serve un vero piano ambientale integrato, che comprenda:

1. Manutenzione attiva e permanente

  • Rimozione del legno secco e dei tronchi bruciati;
  • Sfalcio e pulizia stagionale dei sentieri;
  • Sorveglianza dei versanti a rischio.

2. Riapertura sicura della strada panoramica

  • Con messa in sicurezza dei tratti franosi;
  • Installazione di barriere ecocompatibili e telecamere di monitoraggio.

3. Riforestazione intelligente e pianificata

  • Proseguimento dei progetti già avviati, come quello dell’Università con 135.000 piante;
  • Coinvolgimento di scuole, associazioni e volontari.

4. Progetto CO₂ Credit Forest Palermo

Creare un’area forestale rigenerata e certificata, in grado di produrre crediti di carbonio (CO₂ credits) da vendere sul mercato volontario europeo. Questi proventi potrebbero finanziare in modo autonomo:

  • la cura del verde,
  • la sorveglianza ambientale,
  • la manutenzione dei percorsi.

5. Videosorveglianza ai varchi di accesso

Installazione di un sistema di telecamere intelligenti ai principali accessi al monte — sia dal versante di Mondello che dalla città — collegate in tempo reale alla Control Room del Comune e della Regione Siciliana. Questo strumento, oltre a scoraggiare l’abbandono di rifiuti, rappresenterebbe un deterrente concreto contro i piromani, permettendo un intervento rapido in caso di movimenti sospetti o focolai.

Un progetto del genere, sostenibile e circolare, darebbe nuovo valore ambientale ed economico alla riserva e renderebbe Monte Pellegrino un modello replicabile per altre aree urbane italiane.


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