I fondali di Mondello sepolti dal vetro: quando il brindisi diventa un danno per il mare

La bellezza del mare di Mondello nasconde, sotto la superficie, una realtà ben diversa da quella che i bagnanti immaginano. I fondali della celebre spiaggia palermitana sono letteralmente tappezzati di bottiglie di vetro abbandonate, frutto di un gesto apparentemente innocuo ma dalle conseguenze gravi: il brindisi in riva al mare, o in barca, seguito dal lancio della bottiglia in acqua.

A documentarlo sono i sub che frequentano quei fondali, tra cui chi ha avuto il privilegio di immergersi accanto al grande archeologo Sebastiano Tusa. La sua testimonianza è al tempo stesso ironica e amara: quei rifiuti di vetro, ci dice, sono destinati a diventare i “reperti che lasceremo agli archeologi del futuro”. Un modo per ricordarci che ciò che gettiamo in mare non scompare — resta lì, per decenni, forse secoli.

Ma il problema non è solo simbolico. I biologi marini avvertono che il vetro sui fondali provoca danni concreti all’ecosistema: lacera e danneggia le alghe, le praterie di posidonia e gli organismi che abitano i fondali, compromettendo la biodiversità di un tratto di mare che dovremmo invece proteggere e valorizzare.

Il comportamento alla base di tutto questo è tristemente comune: dopo un festeggiamento, una bottiglia vuota finisce in acqua quasi senza pensarci. Un gesto che, moltiplicato per migliaia di persone nel corso degli anni, ha trasformato il fondale di Mondello in quello che i subacquei descrivono come una vera e propria “prateria di bottiglie”.

Proprio oggi, 22 marzo 2026, l’Associazione Marco Vacchi ha scelto di trasformare la consapevolezza in azione, organizzando un’immersione di pulizia dei fondali di Mondello. Un gesto concreto e simbolicamente potente, che dimostra come la cura del mare non possa restare solo una dichiarazione di principio. Iniziative come questa sono preziose e meritano di essere sostenute e replicate: è così che si costruisce, un fondale alla volta, una cultura del rispetto verso il mare.

Come associazione, riteniamo che episodi come questo ci ricordino quanto sia urgente una maggiore educazione ambientale, soprattutto nei luoghi di mare più frequentati. Non basta denunciare: occorre agire, sensibilizzare, e promuovere una cultura del rispetto verso il mare che va ben oltre la raccolta dei rifiuti sulla spiaggia. L’inquinamento non si ferma alla battigia.

Il mare è un bene comune. Teniamocelo.

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